1. Testa
2. Guanciale, gola
3. Lardo
4. Coppa
5. Lombo o lonza
6. Costine
7. Spalla
8. Zampino
9. Pancetta
10. Filetto
11. Culatello
12. Coscia, prosciutto.
TESTA
Viene scomposta in tre parti: magro (utilizzato per fare testina in cassetta o galantina); ossa (farine proteiche per uso zootecnico); grasso. Orecchie finiscono nel cotechino (musetto) e la lingua si utilizza per fare il "lengal".
GOLA
E' la parte di grasso che va dalla testa alla spalla; si usa per salame crudo, ma poiché tiene bene la cottura viene utilizzato anche per fare cotechino e zampone.
SPALLA
Si ottiene il "prosciutto cotto di spalla". Oppure si suddividono le due parti che la compongono: fesa e muscolo. La fesa è più pregiata e tenera: viene usata per fare salame crudo; il muscolo, più duro e di colore scuro, entra come ingrediente nel salame cotto, nella mortadella, nei wuerstel, nel cotechino (nei prodotti insomma che esigono cottura). Dalla cotenna che ricopre la spalla si ricavano gli involucri per gli zamponi.
SPALLOTTO DI LARDO
E' il proseguimento della gola, e si trova sulla scapola. E' una parte pregiata, spessa 4 o più centimetri, dalla quale, dopo salatura e speziatura, si ottiene il "lardo di Colonnata".
LARDELLO
E' la parte di grasso che copre la schiena. Ridotto in piccolissimi cubetti entra nell'impasto di salami o nella mortadella.
PANCETTA
E' la parte anteriore del costato. Ha una parte magra e una parte grassa. Acconciata, salata e arrotolata dà origine al prodotto omonimo nelle sue varie presentazioni. La parte grassa si utilizza in alcuni tipi di salame.
COSCIA
E' il taglio più pregiato: si ricavano prosciutti crudi o cotti.
OSSA, CODA, UNGHIELLI, SANGUE
Le ossa si fanno bollire e si mangia la carne che rimane loro attaccata (una leccornia). Il sangue si utilizza per il sanguinaccio.

LOMBO (o busto)
Si suddivide in tre parti: carré, lonza e capocollo. Dal carré si ricavano le braciole (la parte attaccata al prosciutto si chiama culatello o fondello e viene usato per alcuni tipi di salame crudo); la lonza si può consumare arrosto o a fettine; dal capocollo si ricava, dopo la rifilatura e la sgrassatura, la coppa.
ZAMPE
Vengono svuotate e utilizzate come contenitori per gli zamponi. Prima di essere riempiti, con pasta nella quale entra la carne della gola con la sua cotenna e il magro, vengono cucite con spago i cui cappi serviranno a richiudere l'involucro.
COTENNA
E' la pelle del maiale, ripulita e raschiata dalle setole. Si distingue in cotenna di lardo, di pancetta o di gola. Macinata, è uno degli ingredienti del cotechino o dello zampone; Insaporisce piatti della tradizione quali fagioli con le cotiche, l'eccedenza viene trasformata in gelatina animale.
GRASSO
Nel maiale vi sono diversi tipi di grasso: il lardo, il lardello, il grasso perirenale o sugna, il grasso duro di schiena, il grasso di gola. Tutti possono entrare nell'impasto di insaccati cotti e crudi, mentre dalla sugna, dopo trattamento a caldo, filtrazione e colatura, si ottiene lo strutto.
FRATTAGLIE
La lingua va nella testa in cassetta; la cervella è utilizzata da sola, in certe zone nel sanguinaccio; il fegato nelle "frisse". Ciò che non è utilizzato per l'alimentazione umana viene trasformato in farine per nutrire gli animali.
SETOLE
Un tempo venivano vendute a industrie che producevano pennelli e spazzole. Oggi vengono trasformate in farine per uso zootecnico. Le setole non bruciano, non si possono tritare, non si decompongono: la trasformazione avviene attraverso un processo di idrolisi, che ne smembra le fibre proteiche con forti scariche elettriche in acqua e sali.
IL NOSTRO MAIALE
La sua storia
Del
maiale addomesticato ci sono ritrovamenti già nell' 8000 a.C. nella
Turchia sudorientale, in popoli che non avevano ancora nè allevamenti
caprini e ovini, e non si dedicavano nemmeno all' agricoltura.
I primi che fecero del maiale la principale fonte di carne furono i Greci.
Nell' Italia settentrionale la tradizione
suinicola risale ai Galli che fino al secondo secolo a.C. si erano installati
nella Cisalpina. Essi erano dei grandi allevatori di maiali ed estremamente
abili nella confezione di prosciutti (pernae). Regioni come la Cisalpina,
il Sannio, la Lucania, grazie alla grande quantità di boschi, rappresentavano
luoghi ideali alla suinicoltura. Anche i Romani furono grandi consumatori
di carne di maiale, fonti scritte testimoniano della conservazione tramite
salagione e affumicatura di tutte le parti del prezioso animale e nelle
città che potevano avvalersi sia di reti commerciali che di aree
produttive, vi era un ampio commercio di carni fresche. In seguito i Romani
nonostante una politica di disboscamento della pianura, lasciarono alla
Cisalpina una grande vocazione suinicola.
La
tradizione del maiale in casa nasce nell' alto medioevo quando si instaura
nelle famiglie una cultura dell' autosufficenza alimentare. La sua grande
capacità riproduttiva, unita alla possibilità di trasformare
i rifiuti umani e agricoli in preziose proteine, la qualità della
propria carne che può essere lavorata in molteplici modi e soprattutto
il fatto che del maiale non si butta via prorpio niente, fanno di questo
docile animale una fonte sicura di benessere per l' intero anno. Il maiale
rappresenta il simbolo di un nuovo modo di vivere il cortile intorno casa.
Ha inizio anche la nobile occupazione del norcino, che nei giorni intorno
al Natale va armato di coltello e acciaino nelle case dei contadini,
a iniziare la grande festa dell' uccisione del povero animale. Il norcino
dopo aver "accorato" e pulito con acqua bollente il maiale,
lo divide in due parti e da ognuna delle mezzene ne ricava prosciutti, spalle,
lombi, pancette, lardelli e guancialetti. Col sangue raccolto e
cucinato si otteneva un ottimo dolce chiamato "sanguinaccio"
e con le parti meno nobili (orecchie, coda ecc.) la buonissima "soprassata".
A poco a poco, con la crescente inprenditorialità dei casari, che
potevano disporre di grandi quantità di siero di latte, uno degli
alimenti base della dieta del maiale, si videro sorgere delle porcilaie
presso i caseifici dell' area padana, dove si acquisivano animali ancora
giovani da
destinare all' ingrasso ed alla successiva trasformazione salumiera.
Una situazione che alla fine dell' 800 si andò consolidando, grazie
anche all' unificazione del Regno d' Italia e dell' ampliamento dei commerci.
Oggi gli allevamenti dei nostri maiali si svolgono in aziende con personale
altamente qualificato, che ne segue giorno dopo giorno la crescita.
Il
prosciutto di Parma è una coscia di maiale nato ed allevato in
Italia. La sua crescita, lenta e igienicamente sana, segue criteri rigorosi
stabiliti da un Disciplinare produttivo del Consorzio del prosciutto di
Parma.
L' alimentazione che è composta di cereali e siero di latte, è
mirata ad ottenere un maiale che in non meno di 9 mesi raggiunga il peso
di 150 kg.
Le razze dei maiali sono la Large White, Landrance e Duroc.
Gli allevamenti selezionati e abilitati si trovano in 11 regioni del nord
e centro Italia e poco meno del 90% si trovano nella pianura padana.
La macellazione del maiale avviene nelle stesse zone dove si alleva ed
anch' essa segue severe norme igienico sanitarie e criteri ben precisi
atti ad ottenere minor sofferenza possibile all' animale.
Un tesoro di animale nella tradizione contadina
Dapprima l'uomo preferì lasciare il maiale selvatico (cinghiale) o semiselvatico, libero di
pascolare nei boschi, catturandolo e ingrassandolo solo nelle ultime settimane prima della macellazione. Poi molti contadini, soprattutto in Emilia, iniziarono a vivere fianco a fianco a questi splendidi "spazzini", che mangiavano i magri scarti dell'alimentazione umana, la melica, la crusca e le ghiande.
In cambio garantivano carne per un anno intero a tutta la famiglia. Un vero tesoro la certezza di non soffrire la fame la possibilità di fare banchetti straordinari nei momenti di festa.
Negli ultimi secoli, con una migliore produzione agricola e con il diffondersi di sottoprodotti come il siero di latte, avanzo della fabbricazione del formaggio, il cinghiale divenne domestico, s'ingentilì ed ebbe la sua casa: il porcile.
Per i maiali destinati all'alimentazione familiare, il porcile era un ricovero vicino o addirittura incorporato al forno. Un angusto pertugio permetteva anche di alimentare il maiale con broda, senza entrare. Spesso, la sera, il maiale veniva lasciato libero di pascolare e di grufolare alla ricerca di insetti, vermi e altri piccoli animali.
Se gli animali di bassa corte erano allevati dalla "rezdora", il maiale, arrivato al giusto punto d'ingrassamento, era trattato solo dall'uomo, che provvedeva alla macellazione, ma soprattutto alla sua trasformazione in prodotti di salumeria, con la salagione e la stagionatura delle
carni e delle parti grasse (lardo, pancetta, ecc.).
Le 11 regioni dove si possono
allevare i maiali per il prosciutto di Parma, con la rispettiva percentuale
di densità produttiva:
Lombardia 34,9%
Emilia Romagna 27%
Piemonte 18,9%
Veneto 9,7%
Friuli Venezia Giulia 2,9%
Umbria 2,7%
Toscana 1,8%
Marche 1,7%
Abruzzo 0,4%
Lazio 0,3%
Molise 0,2%