IL PROSCIUTTIFICIO
le quattro stagioni del prosciutto
L' inverno e la primavera sono
le due stagioni fondamentali per la "Creazione" di un buon prosciutto
crudo. Oggi questo ciclo temporale viene
riprodotto costantemente nel prosciuttificio.
Nel periodo natalizio, e
quindi in pieno inverno, era tradizione contadina e di chi possedeva un
maiale, chiamare nel proprio cortile il norcino, uomo esperto in macellazione
e lavorazione dei salumi.
La temperatura fredda ed il clima asciutto costituivano
la condizione ideale per uccidere il maiale e mettere sotto sale le sue
carni.
Una volta ucciso il maiale e diviso nelle sue parti, queste venivano salate
e riposte in una stanza ben areata e tenuta piuttosto fredda dall' alternarsi
del chiudere ed aprire le finestre in base alle condizioni metereologiche
esterne. Si aprivano le finestre di giorno se di notte faceva troppo freddo
e viceversa. Salato il prosciutto ed asciugato al freddo per alcuni mesi,
con l' arrivo della
primavera e soprattutto del vento che caratterizza
le nostre zone: il vento marino che viene dalla Liguria ed attraversa
gli appennini assorbendo il profumo dei faggi e dei castagni, giungeva
il tempo del lavaggio.
Bagnato, il prosciutto lo si riponeva ad asciugare
al sole.
In questo periodo si aprivano le finestre delle cantine per inondarle
del dolce profumo portato dal vento marino e per prepararle fresche all'
arrivo dell' estate.
Cantine sotto il terreno che ben resistevano al grande
caldo estivo e permettevano al prosciutto di maturare alla giusta temperatura.
In autunno si poteva ridare fiato alla cantina, grazie al ritorno del
vento marino che solo per pochi giorni, stavolta, ravvivava il profumo
intenso creatosi durante l' estate.
A Natale poi si era pronti con il
nuovo maiale e soprattutto pronti per assaporare il prosciutto, soddisfatti
della sua magica trasformazione naturale della quale noi siamo stati gli
artefici.
Ecco tutto questo per raccontare ciò che avviene giorno dopo giorno
all' interno del
prosciuttificio: un ciclo di un anno ripetuto settimana
dopo settimana, grazie alle tecnologie che oggi caratterizzano un prosciuttificio.
L' ubicazione della grande maggioranza dei prosciuttifici, soprattutto
i più vecchi, segue le coordinate est-ovest in modo da disporre
le proprie finestre alte e strette nella direzione del vento marino (sud-nord).
Le celle frigorifere, stanze nelle quali viene riprodotta fedelmente la
vecchia apertura e chiusura delle fineste, sono l' anima di questa struttura:
" l' inverno del prosciutto ".
Esse funzionano molto semplicemente
con dei compressori che mandano un patrticolare tipo di
gas (freon r404) fino a delle
serpentine alettate che si trovano appese a soffitto.
Queste serpentine
dispongono di una valvola che ciclicamente si apre e si chiude; durante
la chiusura il gas si comprime e si riscalda e durante l' apertura il
gas si espande raffreddandosi in modo velocissimo,
e grazie ad un principio fisico passa da una temperatura in pressione di
45° - 50° ad una temperatura in espansione di -5° -7°.
Così facendo queste serpentine sono in grado di produrre freddo
e ghiacciare l' umidità, rilasciata dai prosciutti, sulle proprie
alette. Questa umidità è fatta risalire verso l' alto grazie
a dei convettori ad aria calda posizionati vicino a terra.
Il rapporto caldo e freddo deve essere il più equilibrato possibile;
la temperatura della cella di salagione non deve andare sotto +0,5 e sopra
i +3,5 gradi.
La giusta temperatura abbinata alla giusta umidità
permette al sale di sciogliersi e di penetrare nella coscia fresca.
Al
compressore viene dato in modo ciclico un tempo di marcia che ricorda
l' apertura delle finestre e che puo' variare: solitamente è intorno
alle 4 ore ed un tempo di sosta, che ricorda la chiusura delle finestre
e che di circa 1ora e mezza.
Durante questo periodo un microprocessore regola
la quantità di caldo all' interno della cella e fa in modo che
durante le 4 ore di marcia la temperatura scenda dai +3,5° ai +0,5°
e durante l'
ora e mezza di sosta salga dai +0,5° ai +3,5°.
Finito l' inverno, e quindi il periodo in cui il prosciutto assorbe il
sale ed asciuga energicamente nelle celle, ecco presentarsi nell' atmosfera
il vento primaverile, asciutto e profumato, catturato dalle finestre alte
e strette ed imprigionato in enormi stanzoni, pieni di prosciutti lavati
ed asciugati, pronti a subire quella trasformazione che rende unico il
prosciutto di Parma.
Qui possono rimanere anche per più di un anno.
Per le grandi quantità di prosciutti, la tecnologia oggi è
indispensabile. Riprodurre cantine sotterranee di grandi dimensioni è
impensabile, quindi impianti ad aria condizionata svolgono un ruolo fondamentale
per far trascorrere al prosciutto un' estate alla giusta temperatura.
Ciò
non toglie che quando la temperatura e l' umidità lo
consentono, si spengano subito gli impianti e si aprano le finestre.
Nei
prosciuttifici più moderni addirittura questa operazione viene
comandata automaticamente da sonde che leggono continuamente i dati di
umidità e la temperatura dell' ambiente esterno.
Anche dal punto di vista economico il prosciuttificio trova le proprie
radici nella storia.
Una volta il contadino affidava il proprio maiale
al norcino, il quale si prendeva la responsabilità di lavorarne
i salumi in cambio di una ricompensa.
Oggi siamo noi che ricopriamo il
ruolo del norcino e lavoriamo il prosciutto sia direttamente con le nostre
risorse economiche, sia per conto terzi " baliatico ", ossia
di persone che investono i loro risparmi in una partita di prosciutti
ed alla fine della lavorazione ne ricavano gli utili.
Il grande sviluppo
degli ultimi anni di questo settore ha profonde radici in questo tipo
di finanziamento; non dovendo dipendere da istituti di credito, ci ha
aiutato tantissimo a crescere, ma ha anche aiutato tanta gente che ha
creduto in noi.